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La Pinacoteca Comunale trovò sistemazione nell’attuale sede quando nel 1912 Elia Volpi, pittore, restauratore ed antiquario tifernate di fama internazionale, donò al Municipio il cinquecentesco Palazzo Vitelli alla Cannoniera. Costruito in tempi diversi, l’edificio assunse il definitivo aspetto nella prima metà del cinquecento e fu così denominato per la vicinanza di una fonderia o deposito di cannoni. Il Palazzo, nobile esempio di dimora rinascimentale, venne edificato in occasione delle nozze di Alessandro Vitelli e Angela Paola dei Rossi di San Secondo Parmense. Riccamente affrescato, è caratterizzato dalla decorazione a graffito della facciata che guarda il giardino eseguita da Cristofano Gherardi, detto il Doceno, su disegno del Vasari. Vasi, mascheroni, motivi vegetali, putti, cornucopie, uccelli affiancano stemmi e simboli della nobile famiglia Tifernate. 
Lo scalone che dà accesso al piano nobile è splendidamente affrescato con una complessa decorazione a carattere celebrativo  e simbolico: Sibille e Profeti, Apollo e le Muse, Sapienti e Imperatori dell’antichità che sono attribuiti a Cola dell’Amatrice e al Gherardi. La collezione d’opere qui conservata è, per importanza, seconda in Umbria soltanto alla Galleria Nazionale di Perugia. 
La grande pala con la “Madonna in trono” col Bambino e sei angeli del Maestro di Città di Castello, fedele seguace di Duccio di Boninsegna, è il dipinto più antico qui conservato. Seguono le opere  di Spinello Aretino, di Giorgio di Andrea di Bartolo, di Antonio Alberti da Ferrara, di Neri di Bicci e di Antonio Vivarini. Unico esemplare di oreficeria è il “Reliquiario del braccio di Sant’Andrea”, datato 1420, attribuito allo scultore fiorentino Lorenzo Ghiberti.  Di Luca Signorelli, attivo a Città di Castello tra il 1474 ed i primi  del ‘500, la Pinacoteca conserva importanti opere: la più antica è il frammento di un affresco raffigurante  San Paolo dipinto sulla parete esterna della Torre
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Civica;  del 1498 è la tavola raffigurante  il “Martirio di San Sebastiano” proveniente dalla chiesa di San Domenico. L’attività documentata di Raffaello a Città di Castello è compresa tra il 1499 e il 1504, quando dipinse lo “Sposalizio della Vergine” per la Cappella Albizzini nella chiesa di San Francesco, oggi conservato nella Galleria di Brera, a Milano. In Pinacoteca, di Raffaello giovane, si conserva lo Stendardo  della S.S. Trinità (1500 c.), ex voto per la peste. Dell’ampia produzione dei Della Robbia sono presenti numerose terracotte attribuite ad Andrea e Giovanni. Nella sezione moderna della Pinacoteca, al piano terra,  sono collocate: la Gipsoteca di Elmo Palazzi donata dagli eredi dell’artista, composta da calchi e prototipi in gesso che testimoniano l’attività artistica del Palazzi tra l’ottocento e il novecento; la donazione Bruno Bartoccini, scultore della prima metà del novecento, composta da un notevole numero di bronzi  databili tra il 1962 e il 1983 e la Collezione Ruggeri caratterizzata da una ventina di dipinti di artisti che hanno segnato il Novecento.
 
 

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