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La Fondazione Palazzo Albizzini “Collezione Burri”, istituita nel 1978 per volontà del pittore Alberto Burri, ha sede nel monumentale edificio di cui ha assunto la denominazione. L’esposizione delle opere del maestro, organizzata nelle due sedi espositive di Palazzo Albizzini e degli Ex Seccatoi del Tabacco, costituisce la raccolta più esaustiva sull’artista tifernate. La Collezione a Palazzo Albizzini, elegante edificio rinascimentale della seconda metà del XV secolo, è stata aperta al pubblico nel 1981 e comprende circa centotrenta opere, datate dal 1948 al 1989 e ordinate cronologicamente in venti sale. Oltre ai primi Catrami e alle Muffe, si può ammirare una raffinata selezione di Sacchi, tra i più significativi dell’intensa attività degli anni ’50. Le sale  ospitano inoltre Legni e Ferri, Plastiche e Cretti, fino ai grandi Cellotex. Presso la Fondazione si trovano anche la biblioteca, la fototeca e l’archivio che raccoglie un’esauriente bibliografia sul pittore.

 

Sito ufficiale della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri 

La Fondazione Palazzo Albizzini “Collezione Burri”, istituita nel 1978, ha sede nel monumentale Palazzo di cui ha assunto la denominazione. L’esposizione ordinata in due dei tre piani dell’edificio, comprende circa centotrenta opere, datate dal 1948 al 1989, ordinate cronologicamente in venti sale. Insieme all’altra straordinaria sede espositiva, disposta negli Ex Seccatoi del Tabacco, inaugurata nel 1990, con centoventotto opere realizzate da Burri tra il 1970 e il 1993, è la raccolta più esaustiva sull’artista. In questo modo Città di Castello può vantare un museo a carattere monografico che si allinea a similari istituzioni europee come il Museo Van Gogh o le Fondazioni Joan Miró o Antoni Tàpies. L’istituzione può essere considerata una creazione dell’artista. A lui si devono la scelta degli spazi architettonici, i principi che ne hanno guidato il recupero per fini espositivi, la selezione delle opere e la loro sistemazione. Pur essendo gli spazi diversi per la primitiva funzione (un nobile palazzetto quattrocentesco e i grandi vani industriali), medesimo è stato il criterio adottato per il loro restauro, nel massimo rispetto dell’originario spazio architettonico. Il principio espositivo determinato da Burri ha esaltato il rapporto fra l’architettura e le opere, collocate in spazi il cui carattere originale è rispettato e godibile. Presso Palazzo Albizzini sono allestite anche la biblioteca e la fototeca che raccolgono tutta la documentazione sull’opera di Burri e l’archivio con un’esauriente bibliografia sull’artista. La Fondazione organizza periodicamente conferenze d’arte antica, moderna e sul restauro dell’arte contemporanea, convegni d’aggiornamento in collaborazione con autorevoli istituzioni parallele, nazionali ed internazionali. Collabora direttamente alla redazione di cataloghi e all’organizzazione di mostre dedicate all’artista; cura la pubblicazione di cataloghi, dépliants, posters delle opere e video sulla vita e l’arte di Burri, in vendita nei bookshop delle due sedi espositive. Alberto Burri comincia a dipingere nel 1945 e le prime opere sono figurative; dal 1948 l’astrazione e l’uso di materiali diversi caratterizzano la sua pittura. L’esposizione della Collezione di Palazzo Albizzini si apre con il quadro Nero 1 del 1948. Ogni opera costituisce un assolo e allo stesso tempo parte di una sinfonia; diversi infatti sono i materiali impiegati, identici l’impaginato, sempre serrato e il rapporto con lo spazio. Il pittore indaga sulle capacità espressive di alcuni materiali di uso quotidiano: pietra pomice, bitume, sabbia, segatura, sacchi logori, vecchie stoffe di ogni genere, sottili lamelle di legno, lastre di ferro, fogli di plastica trasparente e colorata, caolino e senza snaturare la loro presenza le “trasforma” in colore. La materia conferisce plasticismo alle opere e spesso il confine tra pittura e scultura non appare così netto. Le opere esposte negli Ex Seccatoi hanno caratteristiche nuove per quanto attiene la ricerca di esecuzione, ma soprattutto per una maggiore ricerca della monumentalità. Cambia il concetto principale, l’artista non crea più l’opera singola, ma un insieme di dipinti che costituiscono una “grande” opera. La pittura, in simbiosi con la materia, dà luogo a composizioni sempre più tese e sintetiche.

 

Risorse Multimediali

Accedi a questo URL (http://www.cittadicastelloturismo.it/media/videoguide/19_palazzo-albizzini-collezione-burri.mp4)Scarica videoguida Collezione Burri a Palazzo Albizzini >>Immagini e lettura della guida sul punto di intersse3776 Kb

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